Guy Paul Morin fu condannato ingiustamente per l’omicidio di Christine Jessop. Il DNA lo scagionò nel 1995 e, 25 anni dopo, identificò un altro uomo.
Il 3 ottobre 1984, la novenne Christine Jessop scomparve da Queensville, nella provincia canadese dell’Ontario. Il suo corpo venne ritrovato il successivo 31 dicembre, in una zona rurale presso Sunderland, a oltre 50 chilometri da casa. La bambina era stata aggredita sessualmente e uccisa con colpi di arma da taglio. L’indagine avrebbe portato alla condanna di un innocente: il vicino di casa Guy Paul Morin.

Guy Paul Morin: dall’assoluzione alla condanna
La polizia concentrò presto l’attenzione su Morin, descritto da alcuni conoscenti come una persona insolita e riservata. Gli investigatori interpretarono alcune sue frasi e alcuni comportamenti come possibili segnali di colpevolezza, benché non esistessero testimoni oculari, confessioni autentiche o prove scientifiche capaci di identificarlo con certezza.
Morin venne arrestato il 22 aprile 1985. Contro di lui furono presentate comparazioni microscopiche di capelli e fibre trovati sull’abbigliamento di Christine, nella sua automobile e nella sua abitazione. Queste analisi potevano indicare soltanto delle somiglianze, non stabilire che i reperti provenissero necessariamente da Morin.
Il primo processo terminò il 7 febbraio 1986 con l’assoluzione. La procura presentò però appello e ottenne un nuovo giudizio, decisione successivamente confermata dalla Corte Suprema canadese. Nel secondo processo l’accusa utilizzò ancora le controverse prove forensi e le dichiarazioni di detenuti che sostenevano di avere ricevuto una confessione da Morin. Alcuni di loro avevano precedenti per menzogne e speravano di ottenere benefici giudiziari.
Il 30 luglio 1992, Morin fu dichiarato colpevole di omicidio di primo grado e condannato all’ergastolo. Venne scarcerato su cauzione nel febbraio 1993, mentre i suoi avvocati preparavano l’appello. Complessivamente trascorse più di un anno in detenzione per un delitto che non aveva commesso.
Il DNA e l’identificazione di Calvin Hoover
Nel gennaio 1995, nuove analisi sul materiale biologico trovato sugli indumenti di Christine esclusero definitivamente Morin come autore della violenza. Il 23 gennaio la Corte d’Appello dell’Ontario annullò la condanna e pronunciò un’assoluzione. Il governo provinciale gli presentò le proprie scuse e gli riconobbe un risarcimento di 1,25 milioni di dollari canadesi.
L’inchiesta pubblica guidata dal giudice Fred Kaufman concluse che il caso era stato condizionato da una grave “visione a tunnel”. Criticò la gestione delle prove, la sopravvalutazione delle analisi su capelli e fibre e l’affidamento sulle testimonianze dei detenuti. Secondo la commissione, le prove forensi usate contro Morin avevano poco o nessun valore nel dimostrarne la colpevolezza.
Il caso dell’omicidio rimase aperto fino al 2020, quando il DNA presente sugli indumenti di Christine venne attribuito a Calvin Hoover, un uomo conosciuto dalla famiglia Jessop. Hoover era morto nel 2015 e non poté essere processato. La polizia di Toronto dichiarò che, se fosse stato ancora vivo, sarebbe stato arrestato per l’omicidio. L’identificazione confermò definitivamente non soltanto l’innocenza di Morin, ma anche la portata dell’errore commesso contro di lui.